Tocca alla tecnologia sfilare in passerella. Marina Garzoni per Repubblica, Moda&Design.

Tocca alla tecnologia sfilare in passerella.
Repubblica — 14 dicembre 2009 pagina 39 sezione: AFFARI FINANZA
Nell’ anno in cui si festeggia il primo sbarco dell’ uomo sulla luna la moda, crisi permettendo, coltiva la sua magnifica ossessione per la ricerca, come dimostrano alcune collezioni invernali, ad esempio quella di Nina Ricci (nella foto un modello). E la tecnologia sembra tenderle una mano. Ma anche se in certi casi la moda ha la mania di giocare d’ anticipo sui tempi fino a propugnare modelli e soluzioni improbabili, tuttavia raramente viaggia alla stessa velocità della tecnologia perché il progresso non sente ragioni e tira dritto per la sua strada.
E se in America i ricercatori del Massachussets Institute of Technology, sotto la guida di Nicholas Negroponte, hanno elaborato studi interessanti sulle “tecnologie indossabili”, vale la pena chiedersi se oggi il mondo è pronto per gli “abiti intelligenti”. Quelli, per capirci che, grazie ai cristalli liquidi trasmettono videoclip, si illuminano con i microled, possono renderci “trasparenti” o ci isolano dai batteri e dalle onde elettromagnetiche. «Oggi la moda è scettica riguardo alla tecnologia perché la prima attinge al passato, alimentando il sogno mentre la seconda mira a cambiare in positivo la nostra vita». Marina Garzoni, presidente dell’ associazione Modatecnologia, è da anni votata allo studio di questa chimerica relazione.
E oggi è arrivata ad alcune conclusioni: «L’ unico mezzo che oggi consente un dialogo concreto fra moda e tecnologia è Internet, perché la rete, grazie ai social network e all’ interattività, consente di condividere emozioni fino a trasformare il web nel più competente personal shopper, assegnando ai consumatori online perfino un ruolo attivo nella produzione di determinati oggetti, come dimostra il caso americano dei prosumers».
Nella moda la vera rivoluzione passa dai tessuti ma, secondo la Garzoni, «le aziende del lusso oggi, dati i costi elevati che questo richiede, sono riluttanti a investire in progetti troppo sperimentali anche perché assecondando le invenzioni scientifiche, finirebbero per stravolgere la filiera e rendere superfluo il consumo di oggetti e indumenti che la tecnocrazia rende pressoché indistruttibili». Accanto a certi segnali futuribili provenienti dalle sfilate estive esiste però una sperimentazione realistica che dalle passerelle porta nel quotidiano le idee più innovative. A trainare questo filone è l’ applicazione alle fibre alternative (latte, legno) delle nanotecnologìe. Le stesse che hanno dato vita ai tessuti ibridi, cioè prettamente naturali ma con performance tecniche frutto di trattamenti con sostanze come enzimi e siliconature. Per il resto il futuro può attendere. (e.m.a.)
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- sulla foto* qui sotto: MARINA GARZONI con NICHOLAS NEGROPONTE al MIT, Gennaio 2006.
* La foto non appartiene all’articolo su Repubblica, added by Admin.









